mercoledì 8 giugno 2016

Il lavoro ? Un padre autoritario

Non accetta regole se non le sue, non è incline all'emozioni, niente compromessi e "quel che va fatto va fatto !". È il lavoro, che come un padre autoritario detta le condizioni della nostra vita, senza pentirsi ed indietreggiare mai, dopo aver mostrato la presunta via. Io non l'ho mai sopportato ; gli sono stato dietro per i (pochi) frutti che dava alla fine del suo mandato (il denaro) ma ho sempre faticato e non poco. Ricordo le litigate, con questo padre MAI premuroso, rancoroso, pieno di sé, a cui dovevo rispondere per ogni piccolo errore, problema. Quante volte ho abbassato la testa, in sua presenza, sotto il suo sguardo. Le mie lacrime non lo toccavano, anzi, lo rendevano più forte, senza che io me ne accorgessi. Ho patito tanto per tutto questo... Oggi non ne riconosco più il suo potere, il suo essere al di sopra di ogni cosa, il suo "mi devi rispetto in quanto io ti mantengo !"... e me ne infischio. Oggi ho la mia vita e lo lascio ai margini, luogo che a lui non piace e male accetta. Lo frequento, certo, ma sempre distaccato, sempre senza invocare il suo aiuto al momento del bisogno (non come molti tutt'ora fanno ...) ; oggi mi aiuto da solo, non mi è più "indispensabile". In passato ascoltavo consigli e suggerimenti da presunti amici e conoscenti ed il loro parere era sempre lo stesso : " bisogna avere pazienza ...". Ma la mia pazienza finì, precisamente il 30 Maggio 2008, di venerdì. Sarebbe stata una giornata come tante, scandita da orari fissi ma io dissi basta e scappai. Da allora, si, c'incontriamo, a volte, ma solo se sono IO ad averne voglia. Ed oggi non ne ho. Oggi rimango disteso sul mio sacco a pelo e non getto funi di salvataggio per chi non mi capisce e vive nel suo mondo fatto tutt'al più di materia arrogante. Mi faccio le mie piccole storie e ne sono felice perché sono mie, e non devo niente a nessuno. Vivo come vivo, padre, ma lascia che viva così perché oggi sono IO l'esperienza di vita. E a me sta bene così.

venerdì 3 giugno 2016

Ancora tu

Sono al buio e sento dei passi. Nessuno bussa ma entra direttamente. Non si fa sentire, fa piano piano ; sembrerebbe non voglia disturbare ma lo fa .... oppure no ? È la mia compagna di sempre, fedele, costante, raramente mi lascia solo. Ha un nome : si chiama Tristezza. Appartiene al profondo del mio essere, più in profondità dell'emozioni del cuore, più in profondità dell'essenza dell'anima. È irraggiungibile, nell'abisso, e non posso che accoglierla. Siamo uniti nel percorso che il Destino ci ha concesso, mano nella mano, come due amanti segreti che non vogliono svelare il loro legame ad alcuno. Anch'io la amo, stranamente, e la desidero sopra ogni cosa. Mi fa entrare in contatto con l'umanità della vita, con il Bene delle cose, con gli altri esseri viventi, con il tutto. Piango ...e mi sento vivo. Mi stringo attorno a Lei in un abbraccio esclusivo. "Sei solo mia", sussurro. Da adolescente la rinnegavo, disegnando un futuro ricco di gioie tra le nuvole del pensiero ragionevole. La rifuggivo, scappando via -o almeno cercando di farlo-, pensando al male che mi avrebbe fatto. Oggi non più. Mi accorgo a stento di essere io, il primo a cercarla. La Amo, lo ammetto. Riesce a mettere a nudo, non i miei difetti ma i miei valori più intimi. Quando è Lei a venire da me ne ho un pò paura perché so dove vuole arrivare : alle lacrime. Per troppe volte, volte, ho pensato che arrivasse per la vita che vivo ma ormai mi sono accorto che invece basta una scena spirituale di un film, una passeggiata melanconica, un ricordo di un tempo passato, perché appaia. Così, oggi, dopo aver visto uno scambio di lettere fra amanti innamorati fra Marguerite e Julien (al cinema) sei riapparsa. Che pianti che ho fatto in tua compagnia ! Forse ancora non lo sai ma riesci a darmi Speranza nel futuro perché mi concedi i tuoi doni, tra cui il dono dell'essere ciò che realmente sono.