giovedì 17 novembre 2016

L'Arte di saper Aspettare

C'è una cosa che s'impara ad essere un senzatetto : è aspettare. Pian piano si entra in un altro tempo, un altra dimensione, in un altro modo di vivere ; ci si addentra così nel mondo dell'anima e ci si accorge che essa ha un altro sistema, che segue. Se dopo i vent'anni ero diventato una persona frettolosa, agitata, sempre in movimento, in cerca di qualcosa che mi desse una qualche particolare emozione, che mi portasse a vivere altre situazioni che LA MENTE - con l'inganno - chiedeva, oggi sono un ragazzo completamente trasformato. Passo le giornate passeggiando, in contatto con il mio "io" più profondo, che mi ha fatto capire che esiste DAVVERO un momento per ogni azione. Sdraiato sul mio pled o sul sacco a pelo, rispetto l'attesa come fosse un farmaco che si inocula da solo, che da speranza, e mi convince a proseguire per la strada presa. Sento dentro me la giustezza della decisione e vedo aprirsi un nuovo collegamento con ciò che appartiene all'esteriorita' della vita. Ozio, medito, rifletto, sorseggio un caffè seguito da una sigaretta e mi domando perché non abbia capito fin dall'infanzia, o per lo meno dall'adolescenza, che a niente serve muoversi in anticipo, come a niente serve muoversi in ritardo. Vedo nell'attesa il pensiero giusto, di spessore, che mi lascia arrivare alla meta con infinita tranquillità. Mi sento arricchito dentro ma non so se è per tutti, se tutti vi ci possano ritrovarvici. Sia come sia non fate l'errore che aspettare voglia dire non muoversi perché anche pensare a lungo ad una soluzione, entrare in contatto con l'essere che siamo destinati a diventare o semplicemente osservare la natura vuol dire già far qualcosa, d'importante. Aspettate, credetemi.